Lo ribadiamo ad alta voce: Cesare Prandelli sta onorando il Paese a cui appartiene da quando è stato chiamato alla guida della Nazionale di calcio italiana. Dopo la vibrante requisitoria contro l’omofobia di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, il nostro C.T. ha guidato gli atleti azzurri a visitare il campo di sterminio di Auschwitz, luogo simbolo dell’immane tragedia dell’Olocausto (dove peraltro trovarono la morte anche migliaia di omosessuali, di zingari e di testimoni di Geova). Erano accompagnati da alcuni sopravvissuti (sempre più rari, purtroppo, per ovvi motivi di natura generazionale: chi fu deportato all’età di 10 anni, tanto per fare un esempio, è già ottantenne). Il nome polacco del campo di sterminio più tristemente famoso della Storia è Oswiecim: un piccolo paese a 70 km da Cracovia, sede del ritiro azzurro. Il presidente della comunità ebraica italiana, Renato Gattegna, e il direttore del Museo dell’Olocausto di Roma, Marcello Pezzetti, fanno parte della comitiva.
«Arbeit macht frei». Il lavoro rende liberi. Gli Azzurri oltrepassano quella scritta infernale, ma purtroppo emblematica di un Inferno non immaginato dalla fantasia di un poeta, ma concretamente realizzato sulla terra da una legione di feroci persecutori. Si sosta di fronte al muro davanti a cui gli aguzzini fucilavano i deportati colpevoli di qualche infrazione al regolamento del campo. Un mosaico di mattoni scarlatti ai cui piedi, dopo il rituale della corona di fiori collettiva dai colori identici a quelli della nostra bandiera, ognuno dei nostri atleti posa un lumino in memoria delle vittime dell’Olocausto: dai 6 agli 8 milioni, la cifra esatta non è mai stata calcolata. Due chilometri più avanti sorge Birkenau: l’appendice di Auschwitz, il perimetro di morte in cui i nazisti avevano allestito le camere a gas e i forni crematori. Qualcuno dei nostri atleti, con un nodo strozzato alla gola, bagna di lacrime i binari su cui transitavano, nere sagome di orrore, i treni colmi di deportati. Dopo il racconto dei superstiti, gli azzurri abbracciano tre di loro: Piero Terracina, Anna Weiss e Samuel Modiano. In conferenza stampa il ruolo di portavoce è affidato a Giorgio Chiellini: “Finché non lo vedi con i tuoi occhi non ti rendi conto delle atrocità che sono state commesse in questo luogo”
Guglielmo Colombero










