La Storia ci insegna che, nel corso dei Secoli, la rivalità fra Russia e Polonia ha vissuto momenti di particolare accanimento: fortunatamente, in questi giorni si è dispiegata solamente sui campi di gioco e non sui campi di battaglia. Nel 1795, la czarina Caterina la Grande, l’Impero d’Austria e il regno di Prussia divorarono la nazione polacca, spartendosi il suo territorio: quattro anni prima, il 3 maggio 1791, l’ultimo sovrano della Polonia indipendente, Augusto Poniatowski, aveva promulgato la prima Costituzione d’Europa, seconda nella storia del mondo dopo quella americana. Per riconquistare l’indipendenza, dopo le insurrezioni brutalmente represse dalle armate zariste nel 1830 e nel 1864, la Polonia dovette attendere fino all’11 novembre 1918. Ma durò poco: in seguito al funesto patto Ribbentrop-Molotov del 22 agosto 1939, la Polonia fu nuovamente spartita fra la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica di Stalin. L’occupazione germanica durò fino al 1945 (culminando nello sterminio di 3 milioni di ebrei polacchi), quando la Polonia entrò nell’orbita sovietica, seguendo la logica dei due Blocchi sanciti dalla Guerra Fredda. La Repubblica Polacca è tornata alla sua piena sovranità solamente il 31 dicembre 1989: e il rapporto di amore-odio con la grande vicina Russia è tuttora assai controverso.
La partita di Varsavia rispecchiava il confronto fra il Golia russo e il Davide polacco, fra un’immensa Federazione composta da un centinaio di popoli diversi e una minuscola repubblica cattolica che un tempo ne faceva parte come provincia occidentale dell’Impero. Fra la potenza atletica del rullo compressore russo e la velocità della navicella polacca. La Russia è passata in vantaggio nel primo tempo grazie a una punizione calibrata da artista da Arshavin a 3 metri dal vertice sinistro dell’area di rigore. Dazgoev s’incunea nella difesa polacca, apparsa scarsamente vigile, e piazza la palla sul palo opposto con uno stacco ibrido fra testa e spalla.
La prodezza individuale che regala il pareggio alla Polonia porta la firma di Blaszczykowsky, che in contropiede si dispiega sulla fascia destra (su palla perduta proprio da Arshavin, deus ex machina del gol russo) e, dopo aver elegantemente scansato il tackle di Zhirkov, aggiusta di sinistro e lascia partire una staffilata a fil di palo che non concede scampo al portiere russo Malafeev. I due allenatori hanno rilasciato alla stampa dichiarazioni distensive, dimostrando di essere persone di buon senso e non sbruffoni sbracati che insultano i diversi: il russo Advocaat ha commentato con ammirazione lo splendido gol dell’avversario Blaszczykowsky, mentre il polacco Murawski si è mostrato fiero di aver strappato il pareggio a una squadra fortissima come quella russa. Due signori: e il nostro Prandelli si sta comportando allo stesso modo. Peccato che debba turarsi il naso e tollerare nella formazione somari con le grinfie che quando aprono bocca combinano disastri, per poi rimangiarsi tutto dimostrando di confondere la propria faccia con le proprie natiche. Tali e quali a un nano mentalmente tarato che, come in una parodia andata a male del “Rigoletto”, ha spadroneggiato per anni in un Belpaese affacciato sul Mediterraneo di nome Italia.
Guglielmo Colombero











